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La scomparsa di Padre Luigi Giuliani

Il ricordo di Padre Luigi da parte di Padre Gianfranco Casagrande

di OSA Italia | 23 Luglio 2016

PadreLuigiGiulianiDopo una lunga vita a servizio della Chiesa e dell’Ordine agostiniano, p. Luigi gode ora della pace che il Signore riserva al servo buono e fedele.

Lo ricordiamo religioso innamorato della vita fraterna, sacerdote fervente, fratello sorridente ed accogliente, profondo devoto di santa Rita.

La sua presenza è stata una benedizione per tutti coloro che hanno avuto la gioia di avvicinarlo e di apprezzarne le virtù umane e spirituali.

Nato ad Onano (VT) il 29 ottobre 1913, Padre Luigi è entrato nella Pasqua eterna il 23 luglio 2016.

Le esequie saranno celebrate lunedì 25 luglio alle ore 16.00 a Cascia presso la Sala della Pace.

Manifesto p. Giuliani

In memoria di Padre Luigi Giuliani

Ci hai lasciato nel silenzio della notte, attento a non infastidire i confratelli. Era il tuo stile di vita di sempre: quello di non appesantire mai la comunità nel servizio al santuario della tua Santa a Cascia. Eri lì da oltre 60 anni e conoscevi la storia e le vicende di ognuno perchè la tua memoria storica era eccezionale. Mi ricordo che se non ci veniva in mente un nome o un cognome, per te era facilissimo estrarli immediatamente dai tuoi ricordi arricchiti anche dalle vicende personali liete o tristi. Mente arguta, aperta e intelligente, agilissima nel muoversi su ogni argomento perchè avevi ricevuto delle ottime basi culturali e le sviluppavi quotidianamente leggendo e sottolineando, rigo per rigo, il quindicinale ROCCA della Cittadella di Assisi. Appena uscì questa rivista, 75 anni fa, tu fosti tra i primi abbonati e ne sei rimasto fedele fino all’ultimo. Aperto alle novità, accompagnato da una curiosità che ti permetteva di scavare dentro ai problemi del mondo, vivevi in posizione avanzata la tua “perenne” giovinezza di animo e di spirito. Fortemente critico e indagatore, non avevi peli sulla lingua e il tuo modo di essere era il “si,si; no,no” senza mezzi termini o compromessi di sorta. Questo tuo stile di vita ti ha guidato sia come Provinciale della Provincia agostinana dell’Umbria, sia come Superiore di Comunità, sia come Rettore della Basilica di Santa Rita a Cascia. Attentissimo al rispetto di tutti ma sempre vigile a non dipendere da alcuno se non da Dio, le lungaggini ti infastidivano e la loquacità dalle troppe parole inconcludenti le liquidavi sorridendo con una delle tue tante battute “alla toscana”  che colpivano il segno. Forse per questo eri in perfetta sintonia col tuo medico di sempre, il dott. Gentili che ringrazio per l’affetto e la solerzia con cui ti ha sostenuto in tutti questi decenni. Come lui, hai acquisito il valore della laicità più che del clericalismo che mal sopportavi. Nel tuo servizio casciano hai sempre avuto un gran rispetto delle tue Monache di Santa Rita avendole conosciute tutte fin dai tempi della Beata Maria Teresa Fasce di cui raccontavi fatti e aneddoti che facevano intuire il tuo profondo legame e rispetto per questa significativa realtà monastica. L’altra tua passione rapportabile a un desiderio intimo ma impossibile da concretizzare, era tornare a Montefalco, accanto a Santa Chiara e alle sue Monache. Fedelissimo, ogni anno il 17 agosto tornavi a Montefalco dove la gente ti conosceva e ti amava e lì esprimevi la nostalgia e il desiderio e l’affetto verso Chiara, le Monache, le famiglie montefalchesi che avevi conosciuto nel tuo servizio pastorale nel convento di Sant’Agostino. Nel 1944 eri di comunità a Gubbio e con immenso dolore vivesti la tragedia dell’uccisione da parte dell’esercito tedesco dei “quaranta martiri eugubini” e l’impegno profuso per ospitare e nascondere nel convento i perseguitati dalla legge nazista.  Non posso ricordarmi tutte le comunità in cui hai vissuto ma sei stato sicuramente a Perugia ed anche a Terni dove hai vissuto i drammi degli operai dell’acciaieria di cui i nostri Frati erano cappellani. Hai discusso e lottato con i Vescovi, sempre per difendere i diritti dei tuoi frati e la dignità della persona umana e questo ti fa onore e spiega molto anche del tuo stile laico e di uomo con i piedi per terra. Desidero anche ricordare il tuo legame e il tuo affetto per la tua famiglia di Onano, tuo paese nativo, che nei decenni è diventato affetto e simpatia per i nepoti e i pronipoti fino alla terza e alla quarta generazione.  Stavi organizzando il tuo 80° anniversario di sacerdozio e la festa dei tuoi 103 anni che ormai avevi deciso di vivere privatamente, nel silenzio, dal giorno del tuo centesimo anno di vita celebrando Messa sopra il Sarcofago antico. E nel silenzio Dio ti ha riabbracciato per farti partecipe della festa eterna insieme alle sante a te più care: Rita e Chiara. Voglio chiudere questa memoria con un ringraziamento a Padre Remo con cui hai condiviso, discutendo e bagagliando da grandi amici, i decenni casciani. Tra l’altro, una delle ennesime discussioni, era sul problema di chi dovesse tenere l’omelia il giorno del funerale:…”allora, se parto prima io, me la devi fare tu, oppure viceversa”…Caro Remo, questo impegno ora toccherà a te!

Dato che mi hai sempre chiamato Franco, mi dicevi di nome e di fatto, ti assicuro il mio ricordo e la mia preghiera anche perchè molto mi hai aiutato col tuo insegnamento e la tua testimonianza soprattutto quando siamo stati insieme a Cascia. Ti faccio però una raccomandazione: nel Paradiso non portarti dietro il tuo contapassi altrimenti farai un solco profondo anche lassù nel Cielo come lo hai fatto da Cascia fino a Rua della Cama ( chi conosce Cascia, comprende) o il solco fatto nella sacrestia del Santuario leggendo e sottolineando ROCCA o all’interno della tua camera fin dalle 4 del mattino. Forse uno dei segreti per conquistare i cento anni è proprio questo: mangiare in un sol piatto mescolando i cibi, interessarsi di tutto e di tutti rimanendo con l’animo libero, e soprattutto …portarsi dietro un contapassi.

Tuo Franco

Fano, 23 Luglio 2016.