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La radice agostiniana

Tutti abbiamo sentito parlare di S. Agostino, genio dell’umanità e santo tra i maggiori che abbia avuto la storia del cristianesimo, vissuto dal 354 al 430 dell’era cristiana. E sappiamo che fu un convertito. Ritrovò la fede cattolica che aveva perduto – e con essa la pace interiore – dopo una lunga serie di errori, di fallimenti, di delusioni, di ansiosa ricerca, di disperazione. Il celebre libro delle Confessioni offre una testimonianza viva del suo drammatico cammino interiore e spirituale.

Raggiunto finalmente, con l’intelligenza e il cuore, il Dio-verità, che per tanti anni aveva cercato affannosamente, Agostino non si accontenta di ricevere il battesimo e di diventare un buon cristiano, ma si dona completamente alla Verità ritrovata decidendo, insieme ai suoi amici che lo avevano seguito nel cammino dall’errore alla verità, di consacrarsi a Dio. Riceve il battesimo da S. Ambrogio, a Milano, nel 387 e ritorna in Africa per mettere in atto il suo proposito.

“Ricevuta la grazia battesimale – è il suo biografo S. Possidio che racconta – decise di tornare con altri concittadini e amici suoi, postisi come lui al servizio di Dio, in Africa, alla propria casa e ai propri campi. Là giunto, dopo essersi liberato dei suoi beni, vi dimorò circa tre anni, e viveva per Dio insieme a chi si era unito a lui, nel digiuno, nella preghiera, nelle opere buone, nelle meditazioni, di notte e di giorno, della legge del Signore. Le rivelazioni che Dio faceva alla sua intelligenza durante le meditazioni e le preghiere, egli le manifestava e ne istruiva i presenti e gli assenti, con discorsi e con libri” (3,1-2).

Nel 391 riceve il sacerdozio contro il suo desiderio, solo per andare incontro alle necessità della Chiesa. Ma chiese ed ottenne dal vescovo di costituire una comunità nell’orto dell’episcopio, per poter continuare a vivere con i suoi compagni, pur dedicandosi al ministero sacerdotale. E anche quando divenne vescovo (395), e poi per tutta la vita, visse da monaco, pur assillato dalle tante occupazioni pastorali, e propagò con ogni mezzo la vita religiosa in tutta l’Africa cristiana. Istituì anche dei monasteri di serve di Dio, del primo dei quali fu superiora per molti anni una sua sorella.

Alla sua morte (430), continua il biografo, Agostino “lasciò alla Chiesa monasteri maschili e femminili, pieni di servi e serve di Dio, con i loro superiori, insieme a biblioteche ben fornite di libri” (31,8). Le invasioni dell’Africa romana da parte prima dei Vandali e poi degli Arabi distrussero le fondazioni monastiche agostiniane in Africa; però contribuirono a farle trapiantare in Spagna, in Francia e nell’Italia meridionale, fino a che l’epoca buia del medioevo non stese un velo di silenzio sulla loro storia.